Tirare a campare o tirare le somme?
La domanda: “Meglio tirare a campare o tirare le somme?”
Ancora una battuta andreottiana usata come ring: "tirare a campare o tirare le somme". Da un lato la prudenza infinita, la filosofia del non decidere mai del tutto, del sopravvivere a ogni stagione; dall'altro l'urgenza morale di chi ha rischiato la vita per un'idea. Perché il contrasto qui è anche biografico: Pertini fu antifascista, processato e mandato al confino dal regime, uno che le somme le ha tirate quando costava carissimo; Andreotti è l'uomo della longevità, del galleggiamento sapiente. Metterli a duellare significa chiedersi se la virtù stia nel resistere o nel non esporsi mai. Ci piace perché non c'è morale facile: il temporeggiatore ha attraversato indenne mezzo secolo, il coraggioso ha pagato di persona — e il fumetto si guarda bene dal dire chi dei due ha vinto la vita.
La battuta originale, per la cronaca, Andreotti la pronunciò davvero: "meglio tirare a campare che tirare le cuoia". Ed è tutto il personaggio in nove parole — la politica come arte di durare, il pessimismo travestito da buonsenso, l'ironia usata come impermeabile. Pertini apparteneva alla razza opposta, quella di chi le somme le tira in anticipo e poi paga il conto: la condanna del Tribunale speciale, il carcere, il confino. Il gioco del duello sta nel costringere il temporeggiatore a rispondere, per una volta senza rinvii, a un uomo che non ha mai rimandato niente. E nel sospetto, che lasciamo volentieri al lettore, che l'Italia li abbia sempre voluti entrambi: uno per commuoversi, l'altro per governarsi.



