Pertini vs Andreotti

Cinquant'anni senza sporcarsi le mani?

La domanda: “Si può fare politica per cinquant'anni senza sporcarsi le mani?

La domanda è un trabocchetto con due uscite, e ciascuno dei due imboccherà la sua. Pertini risponderà che sì, si può — basta pagare il prezzo: l'opposizione, il carcere, il confino, una vita passata più a subire il potere che a esercitarlo. Andreotti risponderà che la domanda è mal posta: le mani, in politica, servono per stringere quelle degli altri, e chi le tiene in tasca per tenerle pulite non conclude niente. È l'eterno duello fra la testimonianza e il governo, fra chi considera la purezza un dovere e chi la considera un lusso da minoranza.

Il gioco satirico sta nel fatto che entrambi hanno le prove dalla propria parte. Pertini può esibire una biografia senza macchie e senza poltrone ministeriali; Andreotti può esibire cinquant'anni di poltrone e rispondere, con il suo mezzo sorriso, che qualcuno l'Italia doveva pur governarla, mentre gli altri si tenevano puliti. La striscia li lascia sbattere l'uno contro l'altro sapendo che il lettore italiano questa discussione la conosce a memoria: è quella che si fa a ogni tavola, a ogni elezione, da un secolo. Solo che qui, per una volta, i due poli della questione rispondono di persona — e nessuno dei due ha mai perso un dibattito per eccesso di modestia.