Pertini vs Andreotti

Il potere logora chi non ce l'ha?

La domanda: “Il potere logora chi non ce l'ha, davvero?

La domanda è già una battuta — quella celeberrima attribuita ad Andreotti, "il potere logora chi non ce l'ha" — e Pertini è lì apposta per contraddirla col cuore in mano. È il cinismo elegante contro l'idealismo indignato: Andreotti la butta lì come una verità mondana, quasi ovvia; Pertini si scandalizza che il potere possa essere raccontato con tanta leggerezza. Il paradosso che ci diverte è che hanno ragione tutti e due — Andreotti sul piano dei fatti, di come le cose vanno davvero; Pertini sul piano di come vorremmo che andassero. La striscia mette in scena questo cortocircuito: l'aforisma che spiega il mondo e l'uomo che si rifiuta di accettarlo. E lascia al lettore la parte più scomoda, cioè decidere a quale dei due somiglia di più.

Sotto l'aforisma c'è una divergenza seria, ed è per questo che il duello regge: per Andreotti il potere è un mestiere — si impara, si esercita, si conserva, possibilmente senza farsi notare; per Pertini è un servizio in prestito, da restituire intatto e con la ricevuta. Uno lo ha maneggiato per cinquant'anni come un artigiano maneggia l'attrezzo; l'altro lo ha trattato per sette anni da inquilino di passaggio, aprendo il Quirinale come si apre una finestra. La satira lavora sul fatto che entrambe le scuole hanno prodotto risultati e alibi in pari quantità. E l'aforisma resta lì, insolente e imbattibile: perché chi il potere non ce l'ha si logora davvero — a furia di indignarsi.