Voler bene o farsi rispettare?
La domanda: “Un politico deve farsi voler bene o rispettare?”
Il calore contro il calcolo. Pertini è stato il Presidente più amato della Repubblica, e sull'affetto ha scommesso tutto: la schiettezza, la pipa, l'esultanza in tribuna ai Mondiali del 1982 che lo consegnò all'immaginario collettivo. Andreotti, all'opposto, non ha mai fatto conto sull'affetto — imperscrutabile, ironico, elegante nel restare a distanza — ed è durato in politica più di chiunque altro. Due strategie di sopravvivenza opposte, entrambe clamorosamente riuscite. Li abbiamo scelti perché la domanda "meglio essere amati o rispettati?" trova in loro due risposte incarnate e inconciliabili: uno ti guarda negli occhi, l'altro ti guarda dall'alto di un sopracciglio alzato. E il divertimento è che nessuno dei due riuscirà a convincere l'altro, perché ciascuno è la prova vivente che il proprio metodo funziona.
La domanda, del resto, ha un pedigree illustre: è il dilemma del Principe — se sia meglio essere amati o temuti — ammorbidito per l'uso repubblicano. Machiavelli consigliava il timore, perché l'amore è un guinzaglio che tiene solo finché conviene a chi lo porta. Andreotti sembra averlo letto e sottolineato; Pertini sembra averlo letto e buttato dalla finestra. Eppure il vecchio socialista qualcosa dimostrò: che l'affetto, in politica, può essere una corazza — nessuno osava attaccare il nonno d'Italia. La striscia gioca su questa scoperta tardiva: il cinico che deve ammettere che l'amore rende intoccabili, e l'amato che non ammetterà mai quanto quel guinzaglio, ogni tanto, gli sia servito.



