Chi sa più segreti d'Italia?
La domanda: “Chi sa più segreti d'Italia?”
Il cronista e la sfinge: cinquant'anni di storia italiana visti dai due lati del taccuino. Montanelli i segreti li ha cercati per mestiere, e spesso trovati — un secolo di retroscena, confidenze e archivi personali che facevano tremare più di un palazzo. Andreotti i segreti li ha custoditi per vocazione: l'uomo che sapeva, per definizione nazionale, e che alla domanda rispondeva con quel sorriso da monsignore che era già una non-risposta. Metterli a duello su chi ne sa di più è chiedere a un cercatore d'oro e a un caveau di confrontare i rispettivi giacimenti — sapendo che nessuno dei due aprirà davvero il sacchetto.
La comicità sta tutta nella reticenza competitiva: ciascuno deve far capire di sapere moltissimo senza dire niente, perché il segreto rivelato smette di essere potere e diventa solo notizia. Montanelli allude da giornalista, con l'aria di chi ha il pezzo pronto in un cassetto; Andreotti allude da statista, con l'aria di chi il cassetto l'ha fatto costruire su misura. È una scherma di sottintesi dove vince chi tace meglio — e dove il lettore, alla fine, sa esattamente quello che sapeva prima: cioè che in Italia i segreti sono l'unica risorsa naturale che non si esaurisce mai.



