Giornalisti o telefonini?
La domanda: “I giornalisti servono ancora, o basta un telefonino?”
Mettere questa domanda a questi due è come chiedere a due spadaccini cosa pensano delle pistole. Fallaci andava a prendersi le notizie dove sparavano davvero, e considerava il mestiere una vocazione totale, da corpo a corpo; Montanelli lo considerava un artigianato di bottega, fatto di gerarchia delle notizie, di verifica, di stile — la Lettera 22 come banco da falegname. Nessuno dei due ha mai visto uno smartphone, ed è esattamente per questo che vale la pena farglielo commentare: l'idea che chiunque, ovunque, possa filmare la Storia mentre accade demolisce il monopolio del testimone di professione — cioè il loro.
La parte comica è che i due, davanti alla minaccia comune, non fanno fronte comune: litigano su quale delle loro due scuole sia resa più obsoleta dall'obiettivo del telefonino. Ha più da perdere l'inviata di guerra, ora che il fronte si autoriprende? O l'elzevirista, ora che l'opinione è diventata gratuita e universale? Sotto la schermaglia c'è la domanda seria, che riguarda chiunque legga: un miliardo di occhi senza filtro valgono un solo paio d'occhi che sa dove guardare? La striscia, da brava striscia, non risponde — inquadra.



