Fallaci vs Montanelli

L'intervista perfetta: fioretto o sciabola?

La domanda: “L'intervista perfetta: fioretto o sciabola?

Due maestri opposti dello stesso mestiere. Fallaci intervistava per ferire e far confessare: entrava frontale, senza rete, come ha fatto in "Intervista con la Storia" del 1974, dove i potenti del mondo uscivano scoperti. Montanelli, invece, smontava con l'ironia e l'understatement, convinto che una battuta al momento giusto valesse più di un interrogatorio. Sciabola contro fioretto. Il gusto del duello sta nel fatto che ciascuno considera il metodo dell'altro un errore di stile: lei lo troverebbe troppo prudente, lui la troverebbe troppo esibita. E hanno torto entrambi, perché sono entrambi grandissimi. Li abbiamo scelti perché rappresentano la domanda che ogni cronista si porta dietro: si arriva prima alla verità aggredendo o aspettando? La risposta, naturalmente, non arriva — arrivano due ego che non si cedono il passo.

Per capire la posta in gioco basta un esempio per parte. Kissinger, dopo essersi lasciato strappare da Fallaci l'immagine del "cowboy solitario", definì quell'intervista l'errore più disastroso della sua carriera: la sciabola, quando entra, lascia il segno. Montanelli invece disarmava alla rovescia — dava del voi alla Storia e del tu ai potenti, li lasciava parlare finché non si impigliavano da soli nella propria importanza, e poi chiudeva con una riga che valeva un'arringa. Due tecniche opposte per lo stesso scopo: impedire al potere di recitare il copione che si è portato da casa. La striscia li mette a duello sull'unica intervista che nessuno dei due ha mai potuto fare: quella all'altro.