Berlusconi vs Berlinguer

Soldi o ideali: cosa muove l'Italia?

La domanda: “Soldi o ideali: cosa muove l'Italia?

È una domanda-trappola, perché ciascuno dei due incarna una risposta e la considera ovvia. Da una parte l'ottimismo del venditore, per cui il benessere materiale è già di per sé un valore morale; dall'altra la "questione morale" che Berlinguer pose a Scalfari nel 1981, l'idea che senza onestà pubblica ogni ricchezza sia sospetta. Metterli a duellare significa far collidere l'abbondanza con la sobrietà, il "godiamocela" con il "vergogniamoci un po'". Quello che ci diverte è che entrambi sono sinceramente convinti di parlare per il bene del Paese, ed entrambi sono legittimamente sospettabili di parlare per il proprio tornaconto. Non c'è un buono e un cattivo: c'è l'Italia che vuole arricchirsi e quella che vuole redimersi, sedute allo stesso tavolo, incapaci di darsi torto.

Il duello ha anche una data di nascita precisa, e cade proprio nel mezzo: i primi anni Ottanta, quando l'austerità berlingueriana — le domeniche a piedi, la serietà come programma politico — passò il testimone all'edonismo delle televisioni commerciali, alla Milano da bere, al riflusso. Berlinguer fece in tempo a vedere l'inizio della festa e a dirsene disgustato; Berlusconi la festa la stava organizzando, con tanto di catering e sponsor. La striscia li coglie in quel passaggio di consegne mai avvenuto ufficialmente: uno che ammonisce dal palco e uno che distribuisce inviti in platea. Quarant'anni dopo, la domanda su cosa muova davvero l'Italia è ancora aperta — segno che, ai punti, non ha vinto nessuno dei due.