Chi capisce davvero gli operai?
La domanda: “chi capisce davvero gli operai italiani?”
Li abbiamo messi uno di fronte all'altro perché rappresentano i due modi opposti in cui l'Italia ha raccontato il lavoro. Berlusconi, che si autodefinì "presidente operaio", parla di fabbrica con il vocabolario del fatturato e del sogno individuale: lavora sodo e ce la fai. Berlinguer parla di classe con la serietà di chi non sorriderebbe mai a favore di telecamera, e per cui il riscatto o è collettivo o non è. Il bello del duello è che nessuno dei due ha mai timbrato un cartellino, eppure entrambi rivendicano gli operai come propri. È lì che la satira lavora: due leader che dicono "io sto con te" a una platea che nessuno dei due ha davvero abitato. Vince chi convince di più — e la risposta cambia a seconda di quale Italia guardate.
Le due rivendicazioni hanno perfino i loro luoghi simbolo, ed è un confronto impietoso per entrambi. Berlinguer nel 1980 andò ai cancelli di Mirafiori durante la vertenza FIAT, a dire agli operai che il partito li avrebbe sostenuti se avessero occupato: gli storici discutono ancora se fu solidarietà o azzardo. Berlusconi il suo "presidente operaio" lo coniò in campagna elettorale, dal palco, con la naturalezza di chi ha sempre considerato la fabbrica un'ottima location. Un segretario che rischia la faccia davanti ai cancelli e un imprenditore che si intesta la tuta blu senza averla mai indossata: la striscia non deve nemmeno esagerare, le basta metterli in vignetta. Il resto lo fa un secolo di retorica sul lavoro — quella sì, mai andata in cassa integrazione.



