Il potere: studio TV o corridoio?
La domanda: “Il potere si conquista in TV o nei corridoi?”
Due professionisti del potere, due scuole incompatibili. Andreotti è l'uomo dei corridoi: le correnti, le mediazioni notturne, la pazienza del ragno — il potere come sistema di relazioni che si costruisce in decenni e non si mostra mai in pubblico, perché il potere che si mostra è potere che si consuma. Berlusconi è l'uomo dello studio televisivo: il potere come consenso diretto, comprato all'ingrosso con il sorriso e la telecamera, scavalcando partiti, correnti e corridoi con un'unica discesa in campo. Il primo ha governato sette volte senza che gli italiani sapessero bene chi fosse; il secondo è stato per vent'anni il volto più riconoscibile del Paese, anche all'opposizione.
Il bello è che ciascuno considera il metodo dell'altro non sbagliato ma volgare: per Andreotti la TV è un megafono per chi non ha rete; per Berlusconi i corridoi sono il rifugio di chi non regge il primo piano. Ed entrambi, da par loro, hanno vinto — e perso — abbastanza da potersi dare torto con cognizione di causa. La striscia li mette faccia a faccia sull'unica domanda su cui due monarchi possono duellare da pari: non "chi comanda", ma "da dove si comanda". Il lettore scelga il suo corridoio. O il suo canale.



